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Buongiorno a tutti e benvenuti sul blog Dietro al Trono!
Questo spazio nasce per presentarvi alcuni aspetti del mio fantasy Il Trono delle Ombre e del suo mondo, di cui nel romanzo appare solo una piccola parte. Nel corso delle prossime settimane accennerò a varie tematiche, tra cui l’alchimia, il ruolo e l’importanza delle spezie, la cucina medievale, la medicina galenica, l’origine degli shvaergi e altre ancora, con l’intento di mostrarvi da quali elementi del mondo reale e della sua storia sono partito per inoltrarmi lungo i sentieri del fantastico. Spero che gli approfondimenti susciteranno il vostro interesse e che, magari, vi aiuteranno a dimostrare a qualche amico snob che fantasy non è necessariamente sinonimo di ragazzate basate solo sul capriccio dell’autore, pregiudizio purtroppo ancora molto diffuso in Italia.
Se siete arrivati qui per caso o grazie al passaparola e non conoscete il romanzo, vi presento brevemente il Trono!
Il Trono delle Ombre

La copertina del romanzo

La trama
La guerra che infuria da decenni tra il popolo Eidr e l’Impero Colviano sembra non avere fine; uno scontro di civiltà combattuto nelle selvagge foreste alle pendici dei Monti Fiamma Nera e alimentato da uomini che l’odio ha reso belve assetate di sangue. In un conflitto che non conosce regole né pietà, i legionari della Quarta costituiscono la prima linea dell’esercito di Colvian. Uno di loro, Yanvas Talendyr, emerge grazie al suo valore e conquista con la forza delle armi il rango di eroe: al ritorno in patria, dopo anni sui campi di battaglia, lo attendono terre, onori e la mano della splendida Sylia. La nazione è ai suoi piedi e solo un’ultima missione lo separa dalla nuova vita; ma per chi complotta all’ombra della Corona Nera, chiunque, per quanto valoroso, è una pedina sacrificabile. Ben presto tutte le certezze di Yanvas si sgretolano sotto il peso di macchinazioni e tradimenti, segreti e oscure verità che sembrano non risparmiare nessuno, nemmeno le persone a lui più care. E mentre il caos dilaga e l’Impero stesso minaccia di crollare, Yanvas dovrà decidere quale prezzo è disposto a pagare per ottenere vendetta e salvare la donna che ama.

Riti necromantici, sete di potere, rancori mai sopiti: una storia dalle atmosfere cupe e sanguinarie come quelle di una saga nordica, il primo avvincente episodio di una nuova trilogia fantasy.

I dati del romanzo dal sito della casa editrice
Autore: Giovanni Pagogna
Titolo: Il Trono delle ombre. Le cronache della Corona Nera 1
Editore: RIZZOLI
Collana: NARRATIVA ITALIANA
Pagine: 360
Prezzo: 18,00 euro
Anno prima edizione: 2012
ISBN: 17052078
Che tipo di romanzo è?
Con il Trono ho cercato di dare vita a una saga matura, cupa, che rifletta l’asprezza e la crudeltà della vita nel passato. È un modo di intendere il fantasy che ho apprezzato in Martin, dal quale però mi discosto per quanto concerne alcune scelte narrative (tentare di scimmiottarlo sarebbe stato presuntuoso): mentre nel suo caso la storia è retta dalla maestria con cui fa interagire i personaggi, io ho cercato di fare un lavoro diverso – frutto della mia passione per geopolitica, storia militare e altre discipline –, conferendo un ruolo di primo piano all’ambientazione e agli eventi che la mutano giorno dopo giorno. Il mio desiderio è quello di abbinare la complessità e la profondità di un mondo inventato ma verosimile, curato con la passione che si dedicherebbe a un romanzo storico, con il fascino e il mistero dati dal fantastico. Sebbene molti aspetti di questo sforzo restino sullo sfondo, per valorizzarlo ho enfatizzato le interazioni tra personaggi ed eventi, in parte a scapito di quelle tra i personaggi stessi, che sono quindi più funzionali e meno introspettive che in altre saghe. La scelta filosofica da cui scaturisce questo processo, e che si può ritrovare anche nelle opere di Tolkien, deriva dalla tradizione germanico-norrena, anziché al retaggio tipicamente occidentale di stampo cristiano. Ciò ha comportato che rispetto ai processi tradizionali di evoluzione e crescita del personaggio, in cui il libero arbitrio riveste un ruolo cruciale (e con esso quindi tutti i dissidi interiori che sottendono alle scelte), ho privilegiato il concetto di fato ineluttabile del Nord, incarnato dalle norne che precidevano il destino di un uomo già alla sua nascita, sorte a cui egli non aveva modo di sottrarsi, come del resto gli dei (pensiamo al mito del Ragnarok), indipendentemente dalle proprie azioni. Questo fa sì che in un certo senso i personaggi si trovino investiti di responsabilità più grandi di loro, vengano chiamati ad adempiere a una missione più importante dei sentimenti provati e agiscano di conseguenza, risultandone schiacciati sul piano interiore. I moventi politici e le ambizioni risultano invece evidenti perché sono strumenti per la realizzazione del fato, mentre le emozioni perdono peso in quanto vani struggimenti di pedine mosse da una potenza di cui persino gli dei sono succubi.
Si tratta di un’opera il cui taglio si traduce in un atteggiamento spietato anche nei confronti dei protagonisti: non c’è spazio per l’innocenza, gli ideali spesso soccombono al cinismo e i sogni, anche i più nobili, muoiono all’alba, quando il sole sorge sulla realtà ostile della fine di un’era.
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